La libertà che guida il popolo turco

Eugène Delacroix - La liberté guidant le peuple

Eugène Delacroix – La liberté guidant le peuple

La libertà guida il popolo turco

La libertà guida il popolo turco

Sguardi occidentali verso Oriente e verso il Mediterraneo. Approcci orientalizzanti ed estetizzanti con i quali l’Occidente placa il proprio desiderio di spostare oltre il limite geografico e mentale le proprie inadeguatezze, relegando le speranze di riscatto e di rivoluzione in un indistinto Mediterraneo che dovrebbe opporsi a un mondo ingiusto di cui l’Occidente stesso è il principale indiziato. Quello spostamento è però — per quello stesso Occidente, che ha sepolto ogni idea di rivoluzione — un’illusione, un palliativo che serve a lenire da un lato le frustrazioni di chi sente impossibile ormai la rivolta, dall’altro le ansie di chi un mondo diverso non lo ha mai voluto. E così ci si accontenta di concilianti visioni estetizzanti, di momenti plastici peraltro tutti compresi nell’iconografia occidentale moderna e contemporanea, dall’agorà dei Greci (che pure del Mediterraneo furono padroni, quanto a cultura e civilizzazione) all’apposizione di calchi ‘occidentali’ su momenti politici, sociali e civili che meriterebbero analisi più approfondite. Ma agli occidentali piace sentirsi rassicurati da un’alterità ‘controllata’ (nel senso di ‘guidata’, che non sfugge di mano, che non produce effetti eccessivi o indesiderati, come un incendio i cui margini vengano battuti continuamente per evitare che si espanda oltre il consentito) e controllabile, che possa essere letta attraverso le loro categorie, persino attraverso il loro immaginario. Come questa immagine delle rivolte turche che tanto piacciono a Occidente (quello stesso Occidente che approva le rivolte turche e stigmatizza la protesta No-TAV), e che rappresenta una novella Libertà che guida il popolo di Delacroix. Un tableau vivant, la cristallizzazione della rivolta: giovani e belli, pieni di coraggio, esibiscono il segno della vittoria assieme alla bandiera turca (che per un effetto ottico sembra impugnata proprio dalla protagonista della foto, come nel quadro di Delacroix), e scavalcano macerie proprio come la Libertà del pittore francese.

Non è un caso se già per le rivolte arabe sia stata usata la chiave interpretativa della Rivoluzione francese, pantografando un modello che con gli avvenimenti recenti in Tunisia, Libia, Egitto e poi in Siria poco o niente ha a che fare. Triste sorte, per i popoli ex colonizzati, che le loro rivolte vengano lette alla luce degli eventi del Paese che li colonizzò, e che mentre proclamava le libertà in patria assoggettava all’estero; e proclamava i diritti universali nascondendo in un cassetto il Code noir.

E non è importante sapere se i rivoluzionari che tanto ammiriamo si descrivono essi stessi usando una cassetta degli attrezzi occidentale: l’importante è lasciarglielo dire.

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  1. Elena Maria Fabrizio

    Credo che l’occidente che accosta la libertà di Delacroix, figlia di una rivoluzione alienata se non proprio tradita, non sia lo stesso occidente colonizzatore (ieri e oggi) dei popoli e delle loro risorse. Anche l’occidente vive le sue differenze. L’oppressione può avere tanti volti, ma le lotte di liberazione contro l’oppressione godono del comune denominatore che ovunque si chiama libertà. Gli oppressi, ispirandosi all’eguale libertà dei popoli, non hanno forse messo l’oppressore di turno di fronte al suo inganno, restituendogli l’immagine rovesciata e autentica dei principi proclamati? Perché essere relativisti su questo?

    • francescomariatedesco

      Io non discuto le ‘rivoluzioni degli altri’, mi interessa piuttosto, almeno in questo post, mettere in luce l’atteggiamento estetizzante e orientalizzante dello sguardo occidentale. Sulle danze dello specchio ci ho scritto un libro nel 2009, quindi senz’altro è un tema che ho a cuore.
      Nel caso specifico però mettevo in risalto l’occhio di chi ha scattato la foto e di chi (soprattutto) l’ha pubblicata trasformandola in icona.

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