Uomini che parlano delle donne

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Sul pettinatissimo ‘blog’ del Corriere della Sera “La 27esima ora” (ma i blog non dovrebbero essere degli spazi virtuali per nulla istituzionali, creati per dare voce a chi non può o non vuole averne nei luoghi tipici dell’establishment?) Beppe Severgnini apostrofa gli uomini perché non parlano della violenza di genere e del femminicidio:

Noi maschi dovremmo occuparci di più del femmicidio: parlarne, scriverne, domandare, provare a capire. Anche a costo di dire e scrivere leggerezze. È invece un dramma confinato in un universo femminile: ne parlano le donne, ne scrivono le donne, le fotografie sono quasi sempre delle vittime e non dei carnefici. È come se noi uomini volessimo prendere le distanze da qualcosa che non capiamo e di cui abbiamo paura.

La questione sollevata da Severgnini richiede due riflessioni. La prima riguarda il cosiddetto ‘esclusivismo possessivo’, ovvero la pretesa di rappresentare un fenomeno da parte di soggetti che si sentono autorizzati per via di un dato di esperienza (l’essere donne, per esempio). E su questa ha ragione Severgnini: i ‘maschi’ (sic) dovrebbero parlare di più della violenza sulle donne, e in generale delle questioni di genere. Già, ma perché non lo fanno? (Diamo per buona l’affermazione di Severgnini che non lo facciano). In primis, perché quei soggetti che ritengono di dover rappresentare i fenomeni in nome di un dato di esperienza ritengono che gli uomini non siano ‘titolati’ a farlo, che tentino così di scippare alle donne un diritto alla rappresentanza: le questioni che riguardano le donne le discutiamo noi donne. Perché voi maschi non potete (non ne siete capaci), e soprattutto non dovete. Se lo facessero, la risposta sarebbe: come vi permettete, voi (che siete pure i carnefici), di parlare di un tema che non vi riguarda, che non vi vede vittime (anzi), che non avete ‘incorporato’?

Ciò però si collega a un secondo punto: se pure lo facessero (sempre dando per buono l’assunto di Severgnini: “non lo fanno”), che spazio troverebbero? La stampa italiana di agosto dà ampio spazio al tema del femminicidio con commenti di autorevoli giornaliste, parlamentari e intellettuali, ma poco o niente si legge da parte degli uomini. Gli uomini che parlano delle donne non fanno ‘cassetta’. L’esclusivismo possessivo colpisce anche i giornali; se non fosse così, a un direttore non parrebbe strano — come deve apparire, visto che di articoli scritti da uomini sul tema non se ne leggono — affidare a un uomo un articolo sul femminicidio. Un articolo che non sia un mea culpa a nome del genere, ma che sia un tentativo di analisi.

Ciò che qui posso dire è che il tentativo di scrivere di certi temi su questo blog (e non solo) è stato praticato. Lo si è fatto anche per discutere le tesi di quella Francesca (Immacolata) Chaouqui, lobbista e pr poi diventata membro della commissione referente per tutte le attività economiche del Vaticano, che proprio dalla pagina web della “27esima Ora” accusava tutte le donne calabresi di andare in pellegrinaggio per chiedere di avere figli maschi. E che lo faceva per una forma, per l’appunto, di esclusivismo possessivo: l’essere nata in Calabria.

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