Su olocausto e Shoah

“si tratta dell’olocausto (holos caustos ‘tutto bruciato’, offerta interamente consumata) di Isacco, il cui corpo, una volta sgozzato, avrebbe dovuto essere bruciato e ridotto in cenere. In ebraico la radice è olà, ma su questa parola ruota una questione tra cristiani ed ebrei: i primi avrebbero erroneamente interpretato – intendendo farne un’anticipazione del sacrificio di Gesù – la legatura di Isacco, attribuendo a essa il significato sacrificale che invece, secondo questa opinione, essa non avrebbe, e mancando di cogliere la novità dell’ebraismo dopo la legatura, il rifiuto del sacrificio umano, per ricadere nell’ancestrale, pagana (l’accusa è nietzschiana) passione umana per il sangue (il Cristo crocifisso). Olà significherebbe infatti sia ‘sacrificare’ che ‘salire’ o ‘far salire’. E secondo alcune interpretazioni midrashiche (Rashi) Dio avrebbe redarguito Abramo per non aver compreso: non ti ho detto di immolarlo, ma di farlo salire al monte; come l’hai fatto salire, ora fallo scendere. Abramo avrebbe capito male l’ebraico di Dio (su questo tema cfr. l’intervento di Jacques Rolland in S. Petrosino, Il sacrificio sospeso, Jaca Book, Milano 2000, pp. 30 ss.). A ogni buon conto, ciò che qui massimamente conta è che Abramo abbia risposto hinneni all’interpellazione, e che Dio lo abbia chiamato.”*

[* Tratto dal mio “Eccedenza sovrana”, Mimesis 2012]

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