Homines novi

asino1-279x300Fulvio Abbate ha scritto su Twitter che “Il nuovo Pier Paolo Pasolini è Rocco Casalino! C’è voluto il più fesso ex del Grande Fratello per finalmente ribattere a Daria Bignardi coniugata Sofri”.
Ma ricapitoliamo i fatti: Alessandro Di Battista, parlamentare del Movimento 5 Stelle, ospite da Daria Bignardi al programma Le invasioni barbariche si è sentito interrogare sul di lui padre, a quanto pare fascista.
Naturalmente il gioco a molti non è sembrato neanche tanto dissimulato, dal momento che subito dopo Di Battista l’intervistato era Corrado Augias, il quale si è lanciato in affermazioni nelle quali ha sostenuto che i 5 Stelle hanno ridotto tutto a slogan, e che il fascismo iniziò così.
Questo atteggiamento ha provocato la reazione di Rocco Casalino, vecchia conoscenza di Daria Bignardi (fu uno dei concorrenti della prima edizione del Grande fratello, presentata proprio da Bignardi) e attualmente vicino a Grillo, il quale ha affermato: “Cara Daria Bignardi, ti propongo questa riflessione. Come sarebbe per te se ti invitassi a una trasmissione tv e le domande fossero: come si sente tuo figlio a scuola ad avere il nonno mandante di un assassino? Come è l’aver sposato il figlio di un assassino?”.
Naturalmente, a queste parole, il birignao indignato si è scatenato oltremodo, fino al premier Enrico Letta che si è scomodato a esprimere solidarietà.

Ora, partiamo da un assunto: è evidente che Casalino ha detto ciò che molti pensano di quell’aristocrazia salottiera protetta dalle amicizie di un sistema mediatico parzialissimo. Che Luca Sofri, marito di Daria Bignardi, sia figlio di Adriano, condannato in via definitiva per l’omicidio di Mario Calabresi, non ci piove. Che nessuno si sia sognato finora di imputare a Daria Bignardi questo elemento biografico, è altrettanto accertato. Del resto perché avrebbero dovuto? Che c’entra lei? E che c’entra, alla fine, il figlio Luca?
Il problema è però quando il bue chiama cornuto l’asino: la prosopopea insopportabile di chi, solitamente garrulo e indulgente coi potenti, punta il ditino contro il debole di turno, e gli attribuisce qualcosa che, mutatis mutandis, qualcun altro potrebbe rivoltare contro l’accusatore.

A infastidire è l’arroganza con la quale i media sbertucciano gli ‘homines novi’, quelli senza lignaggio, coloro che sono spuntati come funghi, i volgaroni del M5S, parvenu senza blasone, barbari (ché ci sono i barbari à la page ammessi nei circoli di canottaggio, quelli della Bignardi, e i barbari ‘veri’). Chi è un Di Battista? Ma sì, prendiamolo un po’ in giro, non si vendicherà, non farà telefonate, non mi farà rimuovere dall’incarico, e poi fra due legislature al massimo tornerà a casa, e chi si è visto si è visto. Ben altro è l’atteggiamento verso i potenti, quelli che alzano la cornetta, quelli che contano non solo in parlamento ma nei salotti romani, nell’aristocrazia burocratica della capitale, tra i grand commis, i manager di peso, etc.

Il padre di Pierluigi Battista, ineffabile editorialista terzista del Corriere della Sera, fu repubblichino e avvocato di Almirante. Forse che qualcuno, per alludere alle posizione di Battista figlio, si sia permesso di dire da qualche parte che è figlio di un fascista e repubblichino? O meglio: forse che qualcuno in tv, sui giornali, alla radio abbia usato quell’argomento? No. Mai.

Allora qual è il gioco sui 5 Stelle? La delegittimazione totale, l’accusa di squadrismo, di para-fascismo (“lo vedi, ce l’hai nel sangue”).

Grillo e molti dei suoi, a questo gioco, danno una formidabile mano tutti i giorni. Sarebbe meglio che su molte cose tacessero, e su molte altre chiedessero scusa. Ma ormai per Grillo siamo fuori tempo massimo. Sarebbe auspicabile un movimento senza un guru, certo, senza un ‘padrone’. Ma sarebbero altrettanto auspicabili un’informazione e un mondo della cultura capaci di tenere la schiena dritta senza prestarsi all’orgia mediatica che difende un establishment imbarazzante nella sua pochezza di cultura e di risultati. Una classe dirigente che annovera, per inciso, tra le sue fila fascisti veri, che ha ancora in parlamento la nipote del duce, che ebbe come presidente della camera Gianfranco Fini, e così via…

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