Civil rights-washing

Non so a voi, ma a me è chiaro che l’ossessione degli ultimi decenni per i diritti civili, l’identità, il genere, l’etnia, sono fuori sincrono ormai. Cerco di dirlo dove posso, poiché queste faccende non hanno senso se slegate da una riflessione su ciò che una volta si chiamava ‘classe’. Frantz Fanon diceva più o meno che un nero che guadagna un milione di franchi diventa bianco. Centrava il punto nella percezione (e nell’autopercezione) della diversità. Invece — credo si possa individuare la tendenza come promanante dalla riflessione statunitense — ci si è concrentrati sulle questioni suddette tralasciando la classe sociale, forse anche come risultato della convinzione di una sorta di ‘fine della storia’ e di trionfo dei diritti. Ora che queste cose le sappiamo (anche perché a quel tempo non abbiamo creduto affatto a quel trionfo) non è forse il caso di ricominciare a mettere insieme classe, etnia, genere, e tutte le differenze che ci saltano in mente, tenendo ben presente che affrontare queste differenze ha senso solo se ciò avviene tenendole come un tutto non-separabile?

 

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