De senectute

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Questo fatto che Virna Lisi avrebbe portato con dignità la propria vecchiaia e le proprie rughe sta diventando la solita, insopportabile, melensa festa del luogo comune. “Virna Lisi era bella perché non aveva paura di mostrarsi vecchia”. Sottotesto: non come quell’altra, la Scicolone, la Sofia nazionale, tutta scollature e sospetto turgore senile.
A parte che sarebbe bello che qualcuno si ricordasse, oltre a quant’era bella, anche qualche titolo di film. Ma tant’è. In questo, comunque, la povera Lisi non c’entra niente. Quel che mi interessa è ciò che implicitamente emerge dalle considerazioni sul ‘portare la vecchiaia’.
Infatti Virna Lisi era ammirata non perché portava con dignità i segni del tempo che scorre, bensì perché era una vecchia che non sembrava affatto tale. Non si elogia dunque la serena accettazione del decadimento fisico (ciò che la vecchiaia è), ma il suo esatto contrario: il fisico che spontaneamente resiste al progressivo disordine, al collasso, al prolasso. Virna Lisi era bella, e la sua bellezza viene celebrata in queste ore, non perché sul suo viso pur essendosi abbattute rughe e sdentature ella è riuscita a farsene una ragione, ma perché il suo corpo ha naturalmente sconfitto il tempo, senza l’aiuto del chirurgo (qualche aiutino l’avrà avuto anche lei, a partire da una vita senz’altro priva di quelle fatiche che piegano qualsiasi beltà).
La figura paradigmatica di tutto questo non è forse, del resto, il ruolo di Adriana Balestra in Sapore di mare? Una matura signora che fa perdere la testa a un giovanottino. Una donna ancora desiderabile, perfino preferibile alle bellezze sode della spiaggia versiliese.
Portare con dignità la vecchiaia è un’altra cosa. È invecchiare – ovvero diventare brutti, cadenti, imbolsiti, claudicanti, in alcuni casi rincoglioniti, ripetitivi – ed essere sobriamente consapevoli di avvicinarsi alla fine. L’elogio di queste ore della bellezza di Virna Lisi invece è l’elogio della sconfitta della vecchiaia, la celebrazione non di una stagione della vita, ma la sua negazione.
Invecchiare fa schifo. “Come porti bene gli anni” è un altro modo, esorcizzante, di dire “non stai invecchiando come dovresti”.

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