Terrorismo e orientalismo

Orestiade_africana_1970c15Intendo guardami bene dal sostenere che le ‘ferite’ della storia siano di marca esclusivamente occidentale (benché il ‘contributo’ dell’Occidente sia piuttosto significativo), la qual cosa talvolta accade con talune versioni del relativismo, nelle quali alcuni intellettuali occidentali sedicenti radicali riversano sulla propria parte il fardello di tutte le nefandezze possibili, e con ciò automaticamente consegnando agli ‘altri’ (ben strano esempio di ‘alterizzazione’!) il ruolo di ‘buoni’. Vorrei dire qualcosa in più su quest’ultimo tema. In alcuni ambienti intellettuali, e in modo piuttosto esteso, è diventata quasi un luogo comune l’idea che – lo dico in modo piuttosto semplicistico – essere ‘a favore’ per esempio dei diritti umani significhi essere a favore dell’imperialismo statunitense. Tuttavia questo habitus intellettuale, che spesso attecchisce sul terreno del pensiero che si vorrebbe ‘critico’, a mio avviso non si avvede che essere a favore dei diritti umani oggi non può non voler dire anche essere ‘contro’ l’atteggiamento che gli Stati Uniti tengono, in materia di diritti umani, sul proprio territorio e sull’altrui. In altri termini, e per mitigare quella che potrebbe sembrare una triviale affermazione di ‘anti-americanismo’, difendere il linguaggio dei diritti umani come strumenti di resistenza all’oppressione oggi significa difenderli anche ‘contro’ l’atteggiamento egemonico e unipolare degli Stati Uniti. Certo non escludo affatto che i diritti umani possano essere, se usati in modo strumentale, un mezzo di ‘colonizzazione’ da parte delle grandi potenze.E anzi abbiamo visto ampiamente all’opera questa retorica.

Insomma, i cattivi da una parte (la ‘nostra’ — e si sappia che uso queste categorie in modo semplificatorio, per capirci, ché stento a pensare ci sia un ‘noi’ così strutturato), i buoni dall’altra: e i buoni vittime dei cattivi. Altra versione: i cattivi dell’altra parte sono marionette dei cattivi che stanno da questa parte. Essi non hanno alcuna autonomia, sono nostri ‘prodotti’, prodotti dell’Occidente.

Questi ragionamenti si appoggiano spesso alla cosiddetta genetic fallacy. La fallacia genetica è quell’errore che per esempio con riguardo ai diritti umani ritiene che, essendo essi — si presume, in realtà è tutto da vedere, almeno in questi termini così radicali — il frutto della cultura, delle religioni, del pensiero occidentali, allora siano utili e applicabili solo all’Occidente stesso, e tutto il resto sia imperialismo culturale (o, peggio, economico e militare tout court).

Questa fallacia opera anche in altri ambiti, nei quali si presume che l’origine di un fenomeno ne determini poi la sviluppo e gli esiti, per sempre. Essa opera anche riguardo al terrore: siccome ISIS, al Qaeda e altre robe di questo genere, così come fu per lo sceicco Yassin, finanziato dagli States in funzione contrastiva dei laici di al Fatah, o per i mujaheddin afgani, sono il frutto teratologico della politica occidentale, ‘allora’ non contano nulla. Un ragionamento del genere, peraltro, sembra il frutto di un colonialismo in reverse, che assegna all’Occidente sempre e comunque la decisione dei destini del mondo: “L’Occidente fa, l’Occidente disfa”. Ho sentito in televisione — prima degli sviluppi libici — illustri professori di Relazioni internazionali dire che l’Isis non conta nulla, non comanda niente, e che dunque basta che l’Occidente smetta di prestargli attenzione per farlo svanire. “L’Occidente fa, l’Occidente disfa”.

Paradossamente questi ragionamenti sono pericolosamente affini, almeno nelle premesse, a quelli degli interventisti che propugnano, anche in queste ore, la soluzione militare: entrambe le parti pensano che sia sempre e solo l’Occidente a governare la storia del mondo. Solo che che i ‘radicali’ non lo sanno, e pensano di essere attenti alle ragioni degli altri; mentre gli interventisti sono tronfiamente consapevoli. In entrambi i casi un errore fatale e tragico, che si nutre delle grottesche proiezioni che una sola parte del conflitto fa dell’altra.

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