Ti conosco Palestina!

Evidentemente il presidente del consiglio ha impartito ai suoi ministri dei cespugli del centro-destra l’ordine di scuderia di sparire dalla circolazione. Lupi, Lorenzin, Alfano, per dire: spariti. Niente dichiarazioni in tv, niente comparsate. Solo Renzi, tutt’al più Boschi, Madia. Poletti ogni tanto. Eppure, nell’attività parlamentare e di governo l’ambiguità patente di un governo di centro-sinistra-destra si consuma tutti i giorni. Ogni tanto uno sgambetto, poi la minaccia (“piantatela, sennò mi dimetto e andiamo a elezioni, e voi col cazzo che sarete rieletti”) e il ritorno alla ‘normalità’. Ma più degli sgambetti colpiscono le consonanze, le affinità. Quelle, ben più tremende delle discrasie, emergono in questioni vitali per il nostro paese.

Una delle ultime bizzarre espressioni di questa strana (ma neanche tanto strana) affinità riguarda il voto del parlamento sul ‘riconoscimento’ della Palestina come Stato. Naturalmente, la pavidità cerchiobottista della politica italiana (che niente ha a che vedere con la strategia realista della politica estera italiana della Prima repubblica: equidistanza o equivicinanza — e anche disponibilità ad aprire corridoi per il passaggio di armi — in cambio della garanzia di essere risparmiati dagli attentati) ci ha messo del suo. E però il voto della maggioranza, che ha prima approvato la mozione del Pd e poi quella proposta da Ncd, è proprio il segno dei tempi. Non mi interessa qui capire quanto le due mozioni fossero differenti: nella vulgata è passata l’idea che quella del Pd fosse più coraggiosa, quella di Ncd invece condizionasse il riconoscimento al dialogo e alla pacificazione di Hamas con Israele.

Mi interessa invece interrogarmi su due aspetti. Il primo relativo alla mozione Pd. In essa si legge infatti che si impegna il governo “a promuovere il riconoscimento della Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967”. Nessuno, sulla stampa, ha parlato di questo passaggio. Che vuol dire “i confini del 1967”? Come tutti sanno, il 1967 ha un ‘prima’ e un ‘dopo’ abbastanza importanti, ed è al centro delle rivendicazioni e degli attriti nel conflitto israelo-palestinese. La risoluzione delle Nazioni Unite (242, 22 novembre 1967) impone infatti il ritiro dai Territori occupati da Israele con la Guerra dei Sei Giorni. Dunque la viscida ambiguità della mozione gioca malamente con questo dato, richiamando genericamente un data che però è uno spartiacque la cui considerazione ha a che fare con il buon esito dei negoziati. E non si tratta di uno scivolone, di un errore. No, si tratta di un’ambiguità deliberatamente perseguita, come hanno peraltro confermato voci interne allo stesso Pd.

Altra questione riguarda la mozione Ncd. In essa, infatti, non si chiede affatto al governo di impegnarsi a riconoscere la Palestina, ma si chiede l’impegno del governo “a promuovere il raggiungimento di un’intesa politica tra Al-Fatah e Hamas”. Ma Hamas non era considerata in mezzo mondo un’organizzazione terroristica? E come fa Ncd a impegnare il governo a promuovere l’intesa che abbia come protagonista un’organizzazione che certamente quelli dell’Ncd ritengono, in linea con la Casa Bianca e l’Unione europea, terroristica? Dunque Ncd, pur non riconoscendo la Palestina, riconosce Hamas. Una buona notizia…

I soliti pasticci all’italiana, si dirà. Certo, tutto vero. Ma il grado di scaltra cialtroneria di certa classe politica raggiunge, con questa faccenda, vette inarrivabili.

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