l’enciclica Laudato si’: una recensione preventiva

fioretti-di-San-Francesco01L’enciclica papale Laudato si’ è appena uscita. Nessuno la leggerà e tutti la commenteranno. Ciò che pare chiaro già dalle prime prese di posizione è la pretesa che si tributi al pontefice romano un grande plauso per aver detto con grave ritardo (per la chiesa, non per Bergoglio, che si è insediato comunque da poco) cose che i movimenti ambientalisti, di sinistra, radicali dicono da decenni e che sono presenti nella prospettiva politica oltre che teorica di molti movimenti e correnti di pensiero.

Infatti quando il Papa si pronuncia su un problema contemporaneo la reazione di apprezzamento sottintende non “che cosa originale e rivoluzionaria che ha detto” ma “finalmente ci siete arrivati anche voi”. In altre parole, il plauso al pontefice dovrebbe derivare dall’aver scalfito la secolare immobilità della istituzione che presiede e governa, facendole fare un passetto in avanti. Ma quel passetto per la chiesa è, per citare Tito Stagno, anche un grande passo per l’umanità?

Non si vuol essere irrispettosi per il travaglio della chiesa e delle sue mille anime, però il romanocentrismo cattolico non può pretendere che il resto del mondo sia indulgente verso i tempi biblici (una volta un mio amico filosofo mi disse che nella Bibbia in realtà succedeva tutto molto rapidamente…) del soglio di Pietro.

Ciò non rende giustizia del fatto che prima del papa molti — anche in seno alla sua stessa istituzione — si sono pronunciati in termini ben più sconvolgenti. E del resto non è un caso se vivere alla sequela di Gesù sia roba da santi di una santità diversa da quella tributata ai papi.

Insomma, bene che il papa dica ciò che pare, stando alle ricostruzioni giornalistiche e in attesa di leggere il documento, dica, si può pacificamente affermare che le sue prese di posizioni siano espressione di una salutare presa d’atto di alcuni problemi contemporanei, e questo è un bene. Che il papa si liberi del meccanicismo cartesiano per abbracciare francescanamente il creato è cosa buona e giusta, per esempio (e posto che Bergoglio dica anche questo).

Ma non chiedete a coloro sui quali il pontefice romano non esercita pressoché alcuna autorità religiosa o morale di fare i salti di gioia per questa enciclica.

Lasciateci il diritto di dire “meglio tardi che mai”. E di pretendere che l’istituzione che il papa governa sia conseguente con le premesse che si annunciano dalla Laudato si’.

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