E’ Possibile! Ma è anche Fattibile? Domande per Pippo

20150527_PossibileStamattina Pippo Civati ha ringraziato Walter Tocci, l’ex-senatore-ancora-senatore che in un lacerante dissidio tra la propria coscienza e l’obbedienza alla nuova ‘ditta’ aveva votato sì al Jobs Act ma poi si era subito dimesso. Dimissioni rientrate, Tocci è ancora lì. Ieri non ha votato la Buona scuola. Nel senso che si è astenuto. Tattica parlamentare e partitica: non ha votato no, non ha votato e basta. Perché parlo di Tocci? Perché Tocci rappresenta, assieme ad altri esponenti della summenzionata ‘ditta’ bersaniana, l’ala protestataria del Pd, quella dei Mineo, dei Gotor, per intenderci.

A essere onesti, il neo-leader di Possibile non è mai stato troppo affine, nel comportamento in aula, a questi suoi ex compagni di partito. Pippo votava no mentre Tocci & co. votavano sì e però dicevano di non condividere. Pippo diceva di non condividere e votava di conseguenza. Fatto di non poco rilievo, nella politica italiana.

Tra quegli uomini buoni per tutte le stagioni, qualcuno è già uscito dal Pd dopo Pippo (che invece ha dimostrato schiena dritta). Lo ha fatto Fassina, ex viceministro nel governo ‘tecnico’ di marca napolitana di Mario Monti. Non c’è da aspettarsi che lo facciano anche Gotor Tocci Mineo. Continueranno a dire “non mi piace” e a votare sì o, tutt’al più, ad astenersi. Votare no?! Non sarebbe troppo ardito? Votare no e uscire dal partito rimanendo parlamentari? O addirittura uscire dal parlamento?

Pippo è stato coraggioso. Ha sbattuto la porta in faccia ai suoi ex compagni di partito che sostengono il governo Renzi. Ma non ha sbattuto la porta in faccia ai vari Gotor Tocci Mineo (e Fassina). Lo stesso Pippo, diciamocelo, non è stato certo un campione di coraggio. Come in un travaglio religioso, prima di capire ciò che tutto il mondo aveva capito e di prenderne atto passando, Pippo ha cincischiato un bel po’. E va bene, succede di sbagliare, di fare mille volte i propri conti, di tentennare. Pippo si è preso vagonate di insulti sul web, ironie di ogni genere. Ma queste ironie, questi sopraccigli alzati a mio avviso adesso non hanno più ragion d’essere, a meno che non si voglia — invece che parlare di politica — ragionare dell’ottimo, di ciò che si potrebbe ancora fare (certo, ma con quali numeri? ovvero: con quali voti? sennò sono buoni tutti…).

Mineo invece oggi, forse ingiustamente ma tant’è, la piazza sa essere feroce, si prende gli insulti del mondo della scuola. Ed è difficile del resto spiegare perché si critica e poi si vota o sì o ci si astiene. Costa tanto prendere atto di essere fuori luogo in quel partito? Costa tanto dire “signori, è stato bello, ma io qui sono fuori posto, esco e succeda quel che succeda, non mi importa, ho dato il mio contributo, torno alla mia pensione o al mio lavoro perché sono amico del partito ma ancor di più sono amico della verità”?

***

Ma oggi, quanto è appetibile per un elettore di sinistra critico nei confronti del governo Renzi il movimento di Pippo?

Ecco, un realista politico direbbe che la politica si fa col materiale che si ha a disposizione nel momento storico dato, e che il passato è passato e che neanche alle novizie è richiesto di non aver mai peccato. Pippo ha peccato, ma sta espiando. Certo la politica è fatta anche (e tanto) di ‘accountability’ (ci ha scritto un libro Anna Ascani, parlamentare Pd, sul tema).

Ma Pippo c’ha una bella faccia, è colto e di battuta pronta, ha una discreta cultura politica e idee di sinistra (per quanto si possa parlare di sinistra per chi sta ancora dentro il sogno della fine della Storia e non si è accorto che la Storia è ricominciata più feroce di prima).

Dunque sull’accountability di Pippo non avrei molti dubbi. Il suo passato è passato. ragioniamo sull’oggi.

E qui arriviamo a Gotor Tocci Mineo (e Fassina). Intende Pippo imbarcare nel proprio movimento persone che quel travaglio interiore lo hanno vissuto in modo un tantino più ‘bizzarro’ di lui? Sottosegretari di Monti, parlamentari che hanno votato sì a molte cose assai discutibili, gente che maneggiava l’operaismo e che è finito a votare i provvedimenti di un partito ormai neo-centrista con tendenze destrorse?

Facile risposta: questi dal Pd non si schioderanno. Giusto, lo penso anche io. Ma se lo facessero, toccherebbe a Pippo dire “vabbè, scurdammoce ‘o passato” (e pure ‘o votato). Il suo movimento ne uscirebbe rafforzato o indebolito, sul piano dell’accountability?

Ma l’altra e più centrale domanda è: è in grado Pippo di federare le mille anime della sinistra, di creare un soggetto politico veramente nuovo che non sia una coalizione di siglette e (come si diceva una volta, ai tempi dell’Ulivo) ‘cespugli’? E’ in grado Pippo di far piazza pulita dei protagonismi e dei narcisismi dei tanti leaderini che fanno parte della costellazione della sinistra-sinistra? E’ in grado di gestire il proprio movimento evitando che esso diventi un’accozzaglia di movimenti, di gruppuscoli? E’ in grado Civati di pensarsi come leader di una sinistra non nostalgica di quel passato non troppo lontano (no, non del passato-passato, quello del santo Berlinguer che ormai accomuna Andrea Scanzi, Walter Veltroni e pure Jovanotti) fatto di social forum, associazionismo, movimentismo, immanentismo? E’ in grado Pippo di pensare la verticalità della politica, ovvero il fatto che la politica, oltre a essere anche assemblearismo, decisione dal basso, è soprattutto guida dall’alto, verticalità? E’ in grado il movimento di Pippo di parlare con voce sola quando c’è da parlare con voce sola, evitando di dare argomenti a quella critica (pure sacrosanta) secondo cui nella sinistra-sinistra 2 persone 3 opinioni?

Insomma, è possibile che Possibile diventi un partito con una dirigenza e un leader? E non suoni anacronistica, questa domanda, perché la Storia è tornata. E reclama il proprio tributo.

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  1. Silvia Silbi

    L’esitazione di Civati è dipesa, a quanto ne so, dall’attesa di capire se la minoranza del Pd – che aveva i numeri per condizionare l’azione del governo almeno quanto il Ncd – si sarebbe finalmente decisa ad unire le forze e a prendere posizione nettamente contro i provvedimenti peggiori, dal Jobs Act all’Italicum alla “buona scuola”: in quel caso, restare nel pd avrebbe avuto un suo senso… ma i bersaniani, che avevano giurato battaglia sulla legge elettorale, si sono lasciati domare dal voto di fiducia e a quel punto Civati ha preso atto che non c’era più speranza di ottenere nessun risultato parlamentare ed è uscito. L’attesa, insomma, non è dipesa dalle esitazioni sue, ma da quelle dei suoi “compagni di dissidenza”.
    Quanto alla accountability: non credo proprio che i Cuperlo e i Gotor, se mai decidessero di uscire dal Pd, cercherebbero di unirsi a Civati: molto più probabilmente ricostituirebbero i DS, forti del controllo che ancora hanno di una parte del partito (e del suo patrimonio). Del resto, l’inefficacia dell’opposizione interna a Renzi è dipesa soprattutto dall’indisponibilità degli ex DS a riconoscere a Civati un ruolo di primo piano: Bersani non lo ha “investito” del compito di trattare col M5S all’inizio della legislatura (non sarebbe cambiato granchè, probabilmente; ma meglio di Zanda sarebbe stato di sicuro…); non hanno voluto sostenerlo al Congresso, candidandogli contro Cuperlo; non hanno condiviso la sua battaglia contro il ddl Boschi, l’Italicum e il Jobs Act (sarebbe bastato sostenere il ddl Chiti in Prima Commissione per cambiare la storia di questo governo…). Però, se c’è un vantaggio di spiriti gregari come quelli dei bersanian-cuperliani, è che si può credere che – nel poco probabile caso di un loro ingresso in Possibile – sarebbero allineati al Segretario Civati come lo sono oggi al Segretario Renzi.
    Infine: che sia possibile unire la sinistra dipenderà dai suoi protagonisti. Civati ha avanzato una proposta precisa e concreta: chi vorrà collaborare con lui sarà il benvenuto ma, mi par di capire, nessuno piangerà per l’assenza di chi preferirà restare sulla sua torre d’avorio o nella sua riserva indiana. Non è detto a priori che il ruolo del leader sarà suo: potrebbe benissimo capitare che emergano altre figure, Civati non ha mai avuto smanie di protagonismo. L’essenziale è che Possibile emerga dalla sua “fase costituente” con uno Statuto ben definito, con regole chiare di democrazia interna; da lì partirà il percorso di chi vorrà veramente, con generosità, costruire una nuova politica “possibile”

    • francescomariatedesco

      condivido molte delle analisi di questo commento.
      infatti io non ho sostenuto che i tentennamenti di civati fossero dipesi da una sua natura tentennante. tuttavia il politico avrebbe dovuto comprendere prima che dalla minoranza pd non c’era da aspettarsi alcunché, che sarebbero rimasti fedeli alla ‘ditta’, anche nel caso di nuovo ‘padrone’. che poi dire ‘ditta’ è pure nobilitarli, perché spesso (magari non le figure apicali) l’attaccamento è più che altro alla cadrega, con la paura matta — con il porcellum prima e l’italicum poi — di non venire ricandidati dalla dirigenza…

      anche sul tema di ‘unire la sinistra’: certo, dipenderà da chi ci starà e da come vorrà starci. ma non è banale dire “tu sì, tu no”, e trattare sulle figure rappresentative, chiedendo a tutti di fare un passo indietro, di sciogliere tutto e di creare un nuovo soggetto. parlerei anzi di confluenza, ovvero: qui non si tratta di federare, ma di sciogliere tutti e farli confluire in un soggetto nuovo che non è la casa comune, è una nuova casa che assume primazia rispetto a tutto ciò che ci stava prima. insomma, non addizioni di altri movimenti, ma un movimento nuovo, autonomo, indipendente, che attrae gli altri. i quali se ci stanno bene, altrimenti vadano a far i minoritari altrove…
      a mio avviso questo deve essere chiaro: non una federazione, non un agglomerato, ma un soggetto nuovo al quale aderire ‘da fuori’.
      la leadership, di chiunque sia, è importante, anche senza con questo arrivare ai paradossi del leaderismo berlusconian-renziano…

      • Silvia Silbi

        credo che Civati non si facesse troppe illusioni sulla minoranza; ma capisci bene che, se fosse stato possibile ottenere un cambiamento di rotta del governo per via parlamentare, sarebbe stato il risultato più desiderabile: dunque, prima di rinunciare le ha tentate tutte (anche il ddl Chiti non fu presentato da un civatiano proprio per invogliare il resto della minoranza a sostenerlo…)
        L’impostazione di Possibile, al momento, mi sembra proprio quella che dici tu: c”è un “manifesto dei valori” (il Patto Repubblicano), c’è una rete di comitati che si sta costituendo “dal basso” e c’è la possibilità per chi vuole di “confluire”, con modalità che andranno decise (ma spero proprio non si perda tempo con tavoli costituenti e altri rituali che la gente non capirebbe…). Si parte subito su proposte concrete, operative (referendum, proposte di legge) e POI man mano si pensa ad elaborare il programma di governo… ma le basi valoriali e programmatiche sono abbastanza chiare, direi: e chi ci sta, ci sta 🙂

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